News & Media

La Gratitudine è l'anima dell'innovability - inventarsi per vincere la crisi di innovazione e sostenibilità

Intervista a Oscar di Montigny scrittore, divulgatore, e keynote speaker internazionale.

" Abbiamo bisogno di creativi risolutori di problemi che pensino, sentano e agiscano in modo nuovo. Donne e uomini che non usino la loro intelligenza solo per arricchirsi ma anche per elevare l’umanità, guidando il mondo con mente imprenditoriale, cuore sociale e anima ecologica. Abbiamo bisogno di wise innovators, innovatori consapevoli che siano veri e propri generatori di gratitudine."

Oscar di Montigny 

Oscar di Montigny - Home | Facebook

È Chief Innovation, Sustainability & Value Strategy Officer di Banca Mediolanum e Presidente di Flowe, società benefit del Gruppo Mediolanum. Ha ideato e fondato Mediolanum Corporate University, riconosciuta come una delle migliori corporate university al mondo. Alumno della International School of Self-Awareness, è fondatore e presidente di Be Your Essence (BYE), una start-up innovativa a vocazione sociale che opera nel privato, nella pubblica amministrazione e nell’ambito delle nuove generazioni offrendo servizi di advocacy, advisory e activation per progetti di innovability, affermando nelle proprie soluzioni la centralità dell’essere umano. Nel suo blog, “Riflessioni per il Terzo Millennio”, indaga i mega trend e i nuovi scenari sociali e di mercato.
 

Il digital ha spinto le imprese all’innovazione. La pandemia da covid ha sconvolto gli equilibri costruiti negli ultimi 10 anni dalla grande crisi economica del 2009. Quale futuro sarà possibile?

Credo che una delle grandi sfide del nostro futuro sia quella di trovare l’equilibrio tra essere e avere. Ovvero trovare una nuova forma di felicità. Da una parte dobbiamo trovare l’equilibrio tra essere e avere e, dall’altra, ognuno di noi, individualmente, deve trovare l’equilibrio tra ciò che è importante e che ci rende felici e ciò che non serve e che non merita la nostra ansia, perché non è più possibile basarsi solo su indicatori generici imposti dall’alto: quello che vale per te potrebbe non valere per me.
Nessuno può dirti che cosa ti renderà felice: lo devi scoprire tu da solo.

L’economia, che dovrebbe essere una disciplina che indaga ciò che è giusto, quindi in quanto tale dovrebbe guidare la nostra società.
Ogni atto che facciamo, ogni acquisto, anche banale, e ogni scelta è un atto economico. Sapersi fare le giuste domande, saper indagare la verità delle cose e saper fare tutti economia nel modo migliore, ogni giorno, è l’unica cosa che ci salverà. Sarà quindi centrale la capacità dell’uomo di dotarsi di nuovi strumenti per vivere meglio e perseguire il bene collettivo.
Anche in questa dimensione l’evento storico che ci ha coinvolti è un’occasione di cui essere grati perché ci sta indicando, obtorto collo per alcuni paesi, quella che a mio parere era la via già piuttosto lampante anche prima dell’emergenza sanitaria, e cioè quella della coopetition.
Analizzando i fatti al di là delle dichiarazioni di pura propaganda politica, i paesi che hanno per primi dovuto attraversare la prova, hanno fatto da modello a quelli dove l’ondata è arrivata dopo.
Questo processo si chiama efficientamento e ci dimostra essenzialmente due cose: la prima è che tutti quei muri che ci affannavamo a costruire ancora l’anno scorso e che tenevano banco sui media e nel dibattito pubblico, non servono a nulla, anzi.
La seconda è che questo è il momento per rimettere l’essere umano al centro di tutti i sistemi perché alla fin fine il sistema è uno solo: la vita sulla nostra Madre Terra.
L’essenza della coopetition, che è l’integrazione tra competizione e cooperazione, è proprio la gratitudine che permette di tenere sempre a fuoco sia l’interesse del singolo sia quello dell’insieme. Provare gratitudine e suscitarla negli altri sarà la via per costruire nuovi e rivoluzionari modelli sociali, culturali e di business centrati sull’essere umano e perciò capace di realizzare una crescita armoniosa, equilibrata e inclusiva.

 

Quali sono i paradigmi dell'innovazione ai quali oggi dobbiamo ambire?

Noi di Be Your Essence, start-up innovativa a vocazione sociale di cui sono Presidente e fondatore, in questo momento così complesso e di palese fallimento dei sistemi di leadership e governance, ci siamo presi del tempo per riflettere e definire quali azioni mettere in campo per offrire il nostro contributo per costruire un futuro davvero nuovo.
È nato così Making Future Gratitude for Impact (vedi makingfuture.org),  uno spazio di connessione e interazione per alimentare e promuovere soluzioni di leadership e di governance innovative rispetto a temi chiave come ruolo delle imprese, turismo e nuovi stili di vita, lavoro e scuola del futuro, responsabilita’ dei media e trasporti. I web-ate (debate on the web) di Making Future sono veri e propri viaggi virtuali che dalla riflessione basata su dati nazionali e internazionali di riferimento, interrogano attori di primo piano a livello pubblico e privato rispetto a quali parametri alternativi per lo sviluppo di prospettive di leadership e di governance resilienti e tali da generare gratitudine, fino alla definizione di una roadmap di obiettivi tangibili.

 

La Gratitudine è l'anima dell'innovability – l’emergenza in atto ci pone a riflettere sul valore dell’uomo e sul tipo di mondo che vogliamo lasciare alle generazioni future: sostenibilità come valore indissolubile per il bene dell'umanità: come si immagina il ruolo dell'uomo nel mondo di oggi e di domani?

Può sembrarci del tutto normale e giusto, oggi, nutrire sentimenti di rabbia e di risentimento per il prezzo in termini di vite umane e di rallentamento dell’economia, che questo nemico invisibile arrivato imprevedibilmente ci costringe e ci costringerà a pagare.
Allo stesso modo può sembrare del tutto lecito desiderare di ritornare quanto prima a quella normalità che avevamo prima dell’emergenza sanitaria, che ci è mancata durante il periodo di lockdown e che pur ora che quel periodo è finito, continuiamo a desiderare. Ma se proviamo a spostare il nostro punto di osservazione e di conseguenza allargarlo, possiamo vedere che questo è il momento per farci l’unica domanda che oggi come oggi può davvero segnare la svolta. Ma questa normalità che tanto ci manca, è davvero il meglio a cui vogliamo tendere?

Basta poco, basta solo ricordare che il mondo di pochi mesi fa non era propriamente idilliaco, i temi che erano aperti allora, come il cambiamento climatico incombente, la messa in discussione dei sistemi democratici e del concetto stesso di democrazia da parte del populismo e di fenomeni della stessa matrice, l’accelerazione di quell’inesorabile tendenza all’individualismo delle società occidentali, la velocità di cambiamento del mercato superiore alla nostra capacità di adattamento, sono ancora aperti, non hanno trovato soluzione e anzi sono passati anche in secondo piano rispetto all’emergenza sanitaria, cosa che rischia di farci perdere terreno nel processo urgente verso un nuovo orientamento che conduca a un obiettivo condiviso per-il-Bene dell’insieme.

Dunque, siamo proprio sicuri di volere tornare a quella normalità, dopo che la storia ci ha messo di fronte alla necessità di adottare alcuni comportamenti impensabili solo alcune settimane fa?
Abbiamo imparato a lavorare da casa, a rispettare la coda e la distanza, a tutelare gli altri tutelando noi stessi, a osservare i vicini più fragili per offrire supporto. E ci è sembrato facile quando in realtà facile non lo è affatto visto che si è trattato di un ribaltamento totale di paradigma: la più grande rivoluzione in tempi rapidissimi e senza spargimento di sangue che potessimo desiderare. Si pensi solo allo smartworking, un modello di cui si discute da anni e che in assenza di una reale necessità ne avrebbe richiesti altrettanti prima di passare alla fase valutativa, figuriamoci quanto tempo sprecato prima di essere adottato in maniera collegiale come è appena accaduto. Twitter, solo per fare un esempio, ha subito annunciato che i suoi dipendenti, se lo vogliono, potranno adottare questa modalità per sempre in futuro. Oppure si pensi ai dispositivi di protezione, al pensiero e all’attitudine che c’è dietro una semplice mascherina, c’è l’attenzione all’altro, c’è la scelta di salvare l’altro per salvare noi stessi. Come direbbe il mio mentore Patrizio Paoletti, c’è la scelta di decidere che “vita tua è vita mea” a discapito di quel “mors tua, vita mea” che ha regolato la vita in quella normalità precedente a cui vogliamo tornare.
Dunque, la mia risposta è che sarebbe un grave errore impostare il dibattito sulle politiche future perdendoci quest’occasione epocale per il cambio definitivo di paradigma che ci può portare a definire un nuovo modello di economia possibile. Se tutte le società hanno accettato misure senza precedenti come il distanziamento sociale, è auspicabile pensare che i tempi siano quelli giusti per elaborare e maturare sistemi evolutivi dell’attuale modello di sostenibilità competitiva.
Produttività, stabilità, equità e ambiente, sono i quattro pilastri su cui fondare ogni comportamento umano, che sia individuale, sociale o produttivo. Dunque, più che della sola sostenibilità, io parlerei di Innovability che è la crasi tra i concetti di innovazione e di sostenibilità.