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Da «Entrepreneur » a «Content Creator»: ingredienti di successo per un influencer vincente ai tempi del Covid-19

Intervista a Francesca Chelli Imprenditrice, scrittrice, digital creator

Foto del profilo di Francesca ChelliCiao Francesca, ci racconti il tuo percorso professionale e come è nata l'idea di fare l'influencer?

Mi sono laureata in Università Bocconi e ho ricoperto ruoli di vertice in azienda sia in Italia che all’estero.Sono stata per dieci anni amministratore delegato di Nespresso un’importante multinazionale del caffè in Italia, gestendone la start-up e l’implementazione sul mercato. Ho poi fondato la mia società di consulenza specializzata in marketing e comunicazione e tengo spesso lezioni in Università sull’Influencer Marketing.

La passione per la comunicazione e per il mondo del fashion mi ha portata ad aprire un account Instagram @franci_chelli dove ho iniziato a postare un po’ di me e di inviti a sfilate o a occasioni del mondo del lusso dove spesso ero presente.

Ho riscontrato interesse, sono arrivati i followers e con essi un emotional engagement. Per dare uno spessore maggiore a questa attività, avendo approfondito le dinamiche dello strumento social, ho iniziato a raccontare uno story telling di lifestyle , in pratica di esperienze, anche attraverso il mio blog con argomenti legati non solo alla moda, ma ai viaggi, alla bellezza, al benessere, attraverso articoli e immagini e contenuti di ispirazione, condivisi anche su LinkedIn e Facebook. Tutto ciò ha portato a intrattenere collaborazioni con svariati brand nel mondo del lusso nei vari settori.

L'influencer oggi viene definito in chiave moderna un "content creator": cosa vuol dire per te realizzare contenuto? in che cosa fa la differenza nelle attività di influenced marketing di un'azienda?

La mia esperienza di manager quando collaboro con le aziende e i brand mi fa sempre mettere nei panni di chi sta dietro al brand e investe in questo tipo di comunicazione. Ossia l’importante è condividere gli obiettivi di comunicazione del brand, svilupparli sui social coerentemente con il piano di comunicazione aziendale di cui i social fanno parte con un ruolo che può essere più credibile, vicino e personale rispetto ad altri media più tradizionali e a contenuti più istituzionali.

Creare un contenuto per me significa inspirare un certo lifestyle, comunicando una personale ‘living experience’ che deve rendere il messaggio più autentico, per creare quella aspirazionalità che attiva il meccanismo di adozione del prodotto/servizio. In pratica si aziona il meccanismo di passa-parola, venendo riconosciuti da chi segue come figura credibile e da imitare nelle scelte di consumo.

Un vero content creator non è più certamente colui o colei che si presenta più o meno belloccio/più o meno ben vestito dicendo “This is my look!” – “Monday mood”.
Quello che sta dietro alla creazione di contenuti deve necessariamente seguire un vero e proprio piano editoriale unitamente all’autenticità di scelte che devono riflettere il proprio stile e non privilegiare criteri mercenari.

Inoltre un content creator , a seconda delle sue capacità , è in grado di esprimersi in tanti modi. Io ad esempio ho scritto il mio primo romanzo che si intitola ‘Metti che Vivo’ edito dalla casa editrice La Torre dei Venti che sta avendo un discreto successo.

Quali sono gli ingredienti fondamentali per riuscire a promuovere con successo i valori di un brand di extra lusso come La Prairie? Ci racconti come si collabora con un brand.

Nel caso specifico La Prairie gli ingredienti fondamentali sono senz’altro creare l’aspirazionalità e lavorare in tandem con una comunicazione complementare a quella del brand, riscaldandola anche con il mio tocco personale. In pratica parlo da pari a chi mi segue. Ho followers che mi mandano foto dei prodotti La Prairie che acquistano  a seguito dei miei post. Questo è il successo più grande!

Per collaborare con un brand si ascolta, si studia, ci si documenta. Si concorda un piano e si implementa, con la dovuta flessibilità. Il piano può cambiare, deve cambiare e questo strumento digital lo permette molto più di altri, aggiustando la linea e anche convogliando messaggi freschi e immediati in un mondo che cambia e evolve rapidissimamente.

Come ha cambiato la percezione degli influencer la pandemia da covid-19? Chi vivrà dopo questa emergenza?

Durante il covid 19 le influencers che non avevano contenuti si sono trovare spiazzate e in grossa difficoltà. Chi basava i propri post solo sulla sfilata o il look dato dal brand si è fermata, non avendo contenuti da comunicare in un momento che, tra l’altro, anche da un punto di vista etico non premiava l’effimero.

Allo stesso tempo chi aveva argomenti da raccontare, storie o contenuti, anche coinvolgendo brand più o meno importanti, ha avuto maggiori chances di essere visto e seguito con empatia e interesse.

Dopo questa emergenza vivrà chi avrà saputo adattarsi al cambiamento e alle conseguenze che questo ha portato. I contenuti saranno ancora di più chiave per catturare l’attenzione. Da un lato c’è una parte etica del businesss che avrà un valore sempre più importante, e, dall’altro, l’efficacia della performance dovrà essere sempre più riconoscibile, in una direzione di risultati concreti e tangibili.